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7 Gennaio 2007
O
gni persona ha qualcosa da insegnare e qualcosa da imparare.
R
imasi stupefatto il giorno che mi figlio (ancora piccolissimo) mi chiese se prima di essere vivi eravamo morti (!!)
Q
uesta semplice domanda (per la quale non ho ancora una risposta) mi ha fatto venire in mente un ragionamento
sull'immortalità e la reincarnazione a mio avviso interessante.
I
nnanzi tutto dobbiamo partire dal presupposto che l'anima (intesa come la parte immortale
di noi) non esista. Se questo fosse vero noi, i nostri parenti il mondo che ci circonda, saremmo
la "semplice" combinazione di materia ed energia.
U
na combinazione quindi di materia e di energia che ha dato luogo a me ed alla mia sensazione
di essere, di esistere. Se io sono semplicemente fatto di una particolare combinazione di materia
ed energia allora esistono delle (lo ammetto molto scarse) probabilità che tale combinazione si
ripresenti in un lontano futuro. Sono probabilità molto scarse ma non nulle. Se un evento per quanto
improbabile si verifica, cosa mi fa escludere che non si possa verificare nuovamente?
I
l fatto che le probabilità siano scarse non è molto rilevante inquanto non ci sono prove che il tempo
sia "finito", anzi, tutto lascerebbe pensare che il tempo sia illimitato, infinito.
S
e anche avessi solo una probabilità su 60 milioni di vincere alla lotteria, avendo a disposizione qualche
miliardo di tentativi prima o poi vincerei. Se i tentativi a mia disposizione fossero infiniti poi ...
C
hiaramente le probabilità di cui parliamo sono infinitesimali, ma per il mio ragionamento è
sufficiente un qualsiasi numero anche piccolissimo che sia diverso da 0.
Q
uesto ragionamento conduce ad un paradosso davvero stupefacente di cui parleremo nella seconda parte.
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